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"Una famiglia in gioco"

Mio marito ultimamente è cambiato, sta spesso fuori dopo il lavoro, non mi risponde al cellulare e quando torna a volte è irritabile, chiuso, non parla e se gli chiedo dove è stato si arrabbia; altre volte invece è euforico, mi porta un regalo o andiamo fuori a cena, ho però l'impressione che mi stia raccontando un sacco di bugie su dove trascorre tutto questo tempo, che abbia un'amante?
Mia moglie si è sempre occupata dei conti di casa e non ci è mai mancato niente, l'altro giorno però mi ha chiamato il proprietario di casa per dirmi che sono tre mesi che non paghiamo l'affitto, ieri ho visto tra la posta una lettera di Equitalia che mia moglie ha subito fatto sparire, così sono andato in banca e mi hanno detto che siamo sotto sul conto di 500 euro e in arretrato con i pagamenti delle rate di una finanziaria di cui non sapevo nulla, cosa sta succedendo?
Con il mio ragazzo era un po' che stavamo mettendo da parte i soldi per fare le ferie, adesso che è quasi ora di partire mi dice che non se fa più niente, che quei soldi non ci sono più, che ha avuto delle spese impreviste e che con la crisi non prende lo stipendio ormai da alcuni mesi, che delusione! Ma sarà poi vero?
Mio padre non sta bene, è sempre nervoso, non gioca più con me, mi sgrida per tutto; con la mamma litigano sempre per questioni di soldi, di notte non dorme e lo sento che si alza sempre a fumare. Ieri mi ha chiesto di prestargli 10 euro dal mio salvadanaio, che me li avrebbe ridati ma di non dire niente alla mamma, me lo ha fatto giurare, secondo me finiranno per separarsi, cosa devo fare?

Cosa hanno in comune queste storie? Sono le esperienze di vita quotidiana che ci raccontano i famigliari di giocatori d'azzardo problematici.

E' molto difficile avere dati precisi sul numero di giocatori d'azzardo patologici ma una stima realistica si attesta tra lo 0,8% e l'1,5% della popolazione, che in Provincia di Bolzano si traduce in una cifra compresa tra le 4000 e le 7500 persone.
Se però spostiamo il punto di vista sui famigliari dei giocatori, altri studi ci dicono che per ogni giocatore patologico ci sono tra le 7 e le 10 persone - famigliari, amici, colleghi- direttamente coinvolte nella problematica e che ne patiscono le conseguenze: a livello economico, psicologico e di salute in generale. Si capisce quindi come il fenomeno assuma a questo punto tutt'altra rilevanza, arrivando a coinvolgere tra le 32000 e le 75000 persone, una bella fetta della popolazione altoatesina.
Il sentimento in cui vivono i famigliari dei giocatori problematici è l'incertezza: si rendono conto che sta accadendo qualcosa, che ci sono dei cambiamenti negativi in atto ma non sanno quale sia la causa scatenante; il gioco d'azzardo si manifesta in modo più subdolo rispetto ad altre forme di dipendenza in cui l'abuso di una sostanze (alcol, droga) permette di identificare il problema. I giocatori spesso tendono a mentire in merito al problema o alla reale entità del problema e a nascondere il proprio comportamento, perciò quando poi esso esplode la situazione si rivela già drammatica, a livello economico ma anche relazionale e a volte persino legale.
Per tentare di fornire alcune risposte a questo senso di incertezza ed impotenza che caratterizza i famigliari di giocatori problematici l'Associazione Hands e il Servizio per le Dipendenze dell'Azienda Sanitaria di Bolzano, entrambi attivi da alcuni anni nel trattamento del disturbo da gioco d'azzardo, propongono un ciclo di serate informative dedicate proprio a famigliari e amici di giocatori. Nel corso di tali serate si cercherà di fornire consigli ed indicazioni pratiche per permettere ai famigliari una identificazione precoce delle problematiche di gioco e possibili strategie per affrontarle nel modo più corretto, il tutto non finalizzato ovviamente ad una terapia fai da te ma a fare in modo di sviluppare all'interno della famiglia una maggiore consapevolezza rispetto al problema del gioco e rispetto alla necessità di affidarsi al supporto di servizi specialistici.

 

Articolo scritto dal Dott. Paolo Belletati
per il progetto "Psicologi e Mass Media"
pubblicato sul quotidiano Alto Adige il 15.10.2016

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